Curarsi da solo o rivolgersi a un Naturopata: questo è il dilemma

Premessa

Nella società di oggi viviamo continuamente stimoli che ci portano a pensare, riflettere o agire d’impulso.

L’uso dei rimedi naturali é un esempio evidente.

Da qualche anno ormai sono entrati nell’uso comune gli oli essenziali, piante come la lavanda, l’origano, l’uso di creme alla calendula o all’arnica.

E’ senza dubbio positivo che ci sia uno stimolo verso la medicina naturista, verso l’importanza dell’uso dei prodotti della natura per curarci o prevenire, ma siamo realmente sicuri di essere sulla giusta strada quando la nostra vicina ci consiglia di prendere la Maca perché ha letto un articolo su google ed è sicurissima che fa al caso nostro?  O possiamo essere certi che quel mal di testa cronico si possa curare con quelle bacche indiane che ci ha venduto quella simpatica signora al mercatino di primavera?

L’obiettivo di quest’ articolo è approfondire e conoscere il lavoro del Naturopata per poterci orientare a compiere una scelta consapevole e completa per il nostro benessere: buona lettura!

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Fitoterapia e Omeopatia a confronto

L’Omeopatia e la Fitoterapia sono due medicine naturali molto utilizzate e spesso confuse tra loro. Cerchiamo di fare chiarezza.

LA FITOTERAPIA

Nella Fitoterapia si utilizza la pianta nella sua interezza perché si ritiene che le proprietà curative consistano nel suo fitocomplesso. Questa è la differenza fondamentale tra la Fitoterapia e la medicina considerata tradizionale: la farmacologia non utilizza tutto il fitocomplesso, bensì ne estrae il principio attivo e lo potenzia in laboratorio.

In Fitoterapia le droghe vegetali vengono sottoposte a metodi di preparazione di tipo meccanico (frantumazione, triturazione, polverizzazione, spremitura) ed estrattivo (estrazione alcoolica, acquosa, con solventi).

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Naturopatia o Omeopatia: quali sono le differenze?

Partiamo dall’Omeopatia: come si definisce e quali principi segue?

L’Omeopatia è un metodo terapeutico basato sui principi formulati dal medico tedesco Samuel Hahnemann nella prima metà del XIX secolo.

Alla base vi è il principio ippocratico di “similitudine del farmaco”.

Secondo questo concetto il rimedio appropriato per una determinata malattia è dato da quella sostanza che, in una persona sana, induce sintomi simili a quelli osservati nella persona malata. Tale sostanza, detta anche principio omeopatico, viene somministrata al malato in una quantità diluita e dinamizzata.

Questa tecnica è bene però dirlo, si rivolge verso malattie non gravi, che solitamente si ripetono ciclicamente, come un raffreddore, allergie o un mal di testa. 

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